Compliance significa operare nel rispetto delle regole applicabili all'organizzazione. Ma le regole possono avere origini molto differenti. Possono derivare da:
- leggi;
- regolamenti;
- norme tecniche;
- contratti;
- codici di comportamento;
- procedure aziendali;
- sistemi di gestione;
- principi etici;
- standard volontari.
Per questo un sistema di compliance non può essere ridotto a una raccolta di documenti. Deve stabilire chi deve fare cosa, secondo quali regole e con quali controlli. La formazione serve a trasferire questo sistema dalle procedure alle persone.
Dalla norma al comportamento
Una procedura può stabilire che un dipendente non deve accettare determinati regali da un fornitore. Ma cosa succede se il regalo arriva comunque? Un Codice Etico può vietare i conflitti di interesse. Ma il dipendente sa riconoscere quando un rapporto personale può diventare un conflitto? Una procedura whistleblowing può definire un canale di segnalazione. Ma le persone sanno quando utilizzarlo? Una policy sulla parità di genere può definire principi molto chiari. Ma quei principi vengono applicati durante selezione, valutazione e promozione?
La formazione lavora esattamente in questo spazio: Regola → Comprensione → Decisione → Comportamento.
Compliance non significa soltanto evitare sanzioni
Ridurre il rischio normativo è certamente uno degli obiettivi. Ma una buona governance produce effetti più ampi. Può contribuire a:
- definire responsabilità;
- rendere i processi più trasparenti;
- ridurre comportamenti anomali;
- proteggere la reputazione;
- migliorare i controlli;
- aumentare la fiducia di clienti e stakeholder;
- facilitare audit e qualifica dei fornitori;
- rafforzare la cultura organizzativa.
La compliance diventa quindi parte del modo in cui l'impresa prende decisioni e governa i propri rischi.